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lunedì 16 settembre 2019

La mia esperienza al ristorante Joia di Pietro Leemann






“Buongiorno Chef”! La mia voce suona bassa e un pò tremolante, la mia mano è più calda e umida del solito e mi imbarazza porgerla a Pietro Leemann, di fronte a lui avverto una giustificata soggezione, non perché ti faccia pesare il fatto che sia l’unico chef stellato di un ristorante vegetariano in Italia ma perché per lui nutro tanta stima e rispetto, vorrei chiedergli almeno 100 cose in una manciata di minuti ma sono in soggezione, mi confondo e ho paura di fare uscire parole scomposte, in senso disordinato, di essere indiscreta e poi chissà che idea si farebbe di me e allora scelgo la strada del silenzio o quasi… Già arrivata di corsa, un pò spettinata con mezz’ora di anticipo, con l’aria di una che si sente comunque in ritardo. So di lui che è uno preciso, cioè lo ipotizzo ma no, la mia è quasi una certezza, è sicuramente uno che pesa e calibra ogni cosa, ingredienti compresi. In realtà faccio tutto da sola perché lui ha modi gentili e si rivolge a me con umiltà (quanto mi piace questa virtù), tanta umiltà che mi disarma nel momento in cui gli regalo il mio primo libro e mi chiede di firmarglielo… Gli dico: “no la prego, scrivo malissimo, il libro è bello… Lo deturperei”! (Penso alla mia firma fatta con la stessa mano tremolante di prima). Insiste e allora abbozzo una firma che somiglia più al tracciato dell’elettrocardiogramma e mi ricorda quella illeggibile del mio pediatra, con quelle prescrizioni che mi sono sempre chiesta se il farmacista avesse un traduttore o qualcosa di simile che gli impedisse di sbagliare farmaco. Ad ogni modo, alla fine ce l’ho fatta, gliel’ho firmato il libro e mi sono sentita ancora più imbarazzata di quando ho firmato il libro a Gualtiero Marchesi, un fare diverso, lui più scaltro e disinvolto ma lo stesso gesto incoraggiante che ti fa capire di essere di fronte a grandi personalità. Il mio pallore innato, non fa trasparire il rossore che in parte si nasconde dietro a un velo di blush rosa sulle guance. Lui mi parla e mi guarda negli occhi, io vedo in trasparenza una lontana timidezza, forse risalente a qualche primavera fa, che oggi si è evoluta e trasformata in pacatezza o forse più in generale, in esperienza e consapevolezza. Lui mi ha capita, lo so, l’ho letto nei suoi occhi. Almeno lo spero, perché credo di avere detto poco e di sicuro non tutto quello che avrei voluto, non ho azzardato, sono rimasta curiosa ma uscita con una certezza; la cucina di Leemann è un’esperienza che vi dovete concedere almeno una volta. Ma no, almeno 2 o 3 perché non avete a che fare con la rassicurante e inconfondibile pasta e fagioli della mamma; vi troverete piuttosto di fronte a piatti nuovi, concepiti dalla mente di un artista della cucina, proverete sapori e profumi inediti, i suoi piatti resteranno velati e vi andrà di saperne di più. Ah l’alta cucina… Non so se potrei praticarla sempre, io sono più legata a quella rurale, della terra, del mare, della nonna… Nei piatti del Joia di Milano, ti puoi immergere in un’esperienza profonda e capisci che in quello che mangi c’è un grande sapere, c’è la filosofia, la religione, lo studio di un ex ragazzo e il consolidamento delle nozioni acquisite di uomo maturo che ha fatto un percorso personale e lo condivide in questo modo. Un cibo colto, derivato da materie prime nobili ma semplici, liberate in parte dalla loro grettezza ma ancora autentiche, cibo che racconta una storia articolata e variegata, fatta di viaggi e di incontri come il suo omaggio al grande Gualtiero Marchesi con il quale ha lavorato, strizza l’occhio alla nouvelle cuisine ma senza spocchia, vola in Oriente e torna in Italia con un elogio alla mediterraneità. Che dire? La cucina del maestro non è quella di tutti i giorni ma è quella che vi augurerei. Sono certa che anche Leemann, quando si spoglia della casacca da chef, apprezzi gli spaghetti al pomodoro o un piatto cucinato da mani di comuni mortali purché preparato con cura, amore e rispetto. In fondo anche lui sarà stato svezzato a creme di riso e pastina e avrà una memoria genetica non troppo dissimile dalla mia, sono io che l’ho collocato nell’Olimpo degli chef, lui non si è mai messo su un piedistallo anche se per parlargli devo rivolgere gli occhi al cielo. 



Ho adorato questo azzardato piatto che gioca a creare illusioni, potrebbe anche abbagliare il carnivoro più praticante… Un concerto di aromi che insieme creano una melodia, sapore di tostato conferito dalla frutta secca una nota croccante. Non mi manca niente. Lo ammetto; non è stato amore a prima vista ma è scattata la passione nel momento in cui ho riconosciuto il mio frutto preferito dell’estate. La mano dello chef alla fine non ha stravolto un ingrediente ma ha saputo ricreare primitive suggestioni, concependo un piatto originale da rivoluzionario non violento. Caro Leemann, per me avevi già vinto all’antipasto, poi sono seguite le melanzane marinate servite in un guazzetto estivo di erbe, fiori e battuto di porcini; piatto composto così bene da sembrare un giardino inglese e ancora il risotto che sembra alla parmigiana invece è mantecato con pomodori e la loro assenza, in presenza di finferli e riso selvaggio soffiato, accompagnato da una mousse di anacardi e peperoni, nata per dare un accento al piatto ma buona anche così, spalmata con un gesto semplice e antico, sul pane… Aperta parentesi “pane”, un raro ristorante che mette a tavola un pane vero, fatto in casa col lievito madre e vere farine, non ho sentito la manitoba e a quel punto lo avrei abbracciato. 







Leemann a modo suo è un personaggio, proprio per il fatto che non vuole sembrare tale, toni troppo pacati per la tv e dire che sarebbe interessante vederlo all’azione  e trasformare i suoi ingredienti semplici e vegetali, in capolavori. Prima avevo nozioni teoriche della tua cucina, adesso il tuo cibo ha preso forma e mi sembra di conoscerti. Grazie Pietro. Il ristorante “Joia” mipiacemifabene ;-) e mi sento di consigliarvelo. Se avete già fatto la mia esperienza, lasciatemi le vostre impressioni nei commenti. Io spero che questo post vi sia stato utile e sia di vostro interesse. Grazie per essere passate/i e alla prossima. Federica






Ristorante Joia
Via Panfilo Castaldi, 18, 20124 Milano 

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mercoledì 11 settembre 2019

Sale alla cipolla tostata - Ricetta del recupero - Zero waste


Ieri ho preparato una confortante zuppa di cipolle e avena. Dalla mia agricoltrice diretta, ho trovato delle cipolle biologiche croccanti e dolcissime, peccato che le parti esterne nella maggior parte dei casi vanno a finire nel bidone... Ma non oggi! Le ho tenute saggiamente da parte, le ho lavate bene e asciugate, insaporite un pò e messe a tostare nel forno... I dettagli li trovate nel video ma la cosa bella è che adesso in dispensa ho un sale alla cipolla che è un concentrato di sapore! Perfetto per dare personalità a pasta o riso in bianco o per esaltare il sapore di verdure o pesce. Se volete stupire familiari e amici, provare a reinterpretare in questo modo le bucce di cipolla e vedrete che non ve ne pentirete. Mipiacemifabene ;-) Se il video vi piace, vi chiederei la cortesia di mettere un LIKE e di iscrivervi al canale YouTube mipiacemifabeneTV per permettermi di crescere e continuare a pubblicare contenuti
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Zuppa veloce di cipolle e avena - Ricetta macrobiotica


Buongiorno! Le temperature sono leggermente scese e alla prima pioggia mi viene voglia di una zuppa calda. Quella che vi propongo oggi, oltre ad essere, buona, sana, veloce e confortante, ha anche una funzione depurativa ed è perfetta per disintossicarsi in questo periodo di transizione dall'estate all'autunno. Trovate gli ingredienti annotati in basso a sinistra nel video. Naturalmente vi ricordo di mettere LIKE se il video è di vostro gradimento e di iscrivervi al mio canale YouTube mipiacemifabeneTV per permettermi di crescere e continuare a pubblicare contenuti. Vi ricordo come sempre che mi trovate su INSTAGRAM 
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martedì 3 settembre 2019

Impressioni di Francia - La Borgogna e il suo cibo


Sono arrivata in Borgogna nel cuore dell'estate, sono in vacanza, so già che mangerò e berrò più del dovuto, so che mi mancherà la mia cucina sobria ma godrò di questa passività, cercando esotiche ispirazioni, lasciandomi coccolare dai ristoratori immaginandoli come Remi di Ratatouille. L'aria era fresca e tonificante, il grano aveva già lasciato spazio a piantagioni di leguminose, le casette con i tetti spioventi, la lingua musicale, che mi ricorda tanto l'Ispettor Clouseau della Pantera Rosa (chi se la ricorda)? Le strade sono piccole, hanno l'aria di essere innocue, quasi messe lì a scopo ornamentale, cinte da vigne a perdita d'occhio. La Borgogna è campagna, luogo riposante, paradiso enologico forse un pò meno gastronomico... Si perché la cucina è molto elaborata, raffinata, i piatti sono articolati in più parti, le salse invadono e si contaminano tra loro creando una moltitudine di sapori che possono portare fuori tema. Gilly, è una ridente cittadina racchiusa in uno scrigno verde, fatto di ruscelli pullulanti di vita, sentieri, rovi selvatici che in questo periodo regalano succosi pendenti frutti, con i quali gli abitanti preparano deliziose marmellate per racchiudere il profumo della stagione più calda. Non un bar, nessuna boulangerie, poche le persone a cui chiedere informazioni con il mio improbabile francese, solo un castello che si sente il più bello del paese e nessuno lo può contrariare. Io sperimento e mi immergo nella cucina francese e abbino vini forse in modo sensato per la prima volta, sotto la guida di Giorgio che mi ha invitata, un amico che ne sa più di tanti sommelier francesi che ho conosciuto, perché lui il vino e il cibo li pratica davvero da tanto senza fare discriminazioni, con una passione senza eguali. Oggi condivido con voi le mie impressioni di Francia. Un post dedicato forse solo al mipiace... Mifabene torna dopo le vacanze! Questa volta l'ho vissuta approfonditamente dal punto di vista enogastronomico, ho sperimentato, mi sono spinta oltre e ho assaggiato l'escargot... La mia prima ed ultima volta. Non sono pronta a tutto, non ho mangiato carne, nonostante sia il piatto tipico di questa regione della Francia. La Borgogna è una regione di pregiati vini rossi e di piatti prevalentemente grassi e strutturati. Le alternative alla carne nei menu sono poche e contano nella maggior parte dei casi, 1 o al massimo 2 piatti di pesce e il formaggio che è buono e ricco. Pubblico un video reportage del mio viaggio per portarvi con me in una parentesi di vita reale, spero che vi possa essere utile, che vi faccia da guida nel caso vogliate orientarvi in questa zona del mondo. Se vi piace, vi chiederei la cortesia di mettere un LIKE e iscrivervi al canale. Prima di lasciarvi il video e le foto più suggestive, vi ricordo che potete seguirmi anche su 

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Se vi piacciono i libri di cucina questa è la mia opera prima ;-) "Più ricette sane meno ricette mediche" Macro editore 
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